Mother and newborn baby

Occorre chiarire che l’omessa diagnosi costituisce inadempimento ad una prestazione di natura non terapeutica ma meramente informativa da parte del professionista. In altre parole, come è stato chiarito dalla giurisprudenza di legittimità, nei casi rientranti nella fattispecie in esame, la malformazione del feto non è in alcun modo legata causalmente alla condotta del medico.

Dev’essere chiaro, infatti, che ciò che si imputa al sanitario non è di aver concorso a causare la malformazione nel feto ma di aver violato, attraverso l’omessa diagnosi della stessa, il diritto ad una gravidanza consapevole e, dunque,  aver privato la gestante della libertà di scelta concessale dalla normativa.
Una recentissima sentenza della Corte di Cassazione, la n. 13 del 2010, ha affrontato un caso paradigmatico di omessa diagnosi di malformazioni del feto. La sentenza in questione si inserisce nel solco tracciato dalla ormai costante giurisprudenza e, dunque, senza punti di rottura con i precedenti ma, riassumendo in modo chiaro e preciso il percorso svolto negli anni dai giudici di legittimità, fornisce una sintesi cristallina degli elementi della fattispecie.
La vicenda giudiziaria ha preso avvio dalla richiesta di risarcimento danni di una coppia umbra in seguito alla nascita della figlia con gravi malformazioni, nella specie “…agenesia totale di un arto inferiore e focomelia dell’altro…”. Nella specie, a seguito di errori, ritardi e inadempimenti imputabili alla struttura sanitaria locale, la suddetta malformazione non era stata diagnosticata e la gestante non aveva potuto esercitare la facoltà di cui alla legge 194.

Diritto della donna <<alla procreazione cosciente e responsabile>> e presupposti di legge per l’interruzione della gravidanza.
Il diritto al risarcimento del danno derivante da responsabilità del professionista per omessa diagnosi di malformazione fetale è collegato all’esistenza del diritto della donna di interrompere la gravidanza ai sensi della legge 194/78.

Senza dilungarci sugli aspetti giuridici della materia in estrema sintesi si può affermare che per danni risarcibili si intende:

Al riguardo appare superfluo soffermarsi sul danno alla salute, psichica e/o fisica, dei genitori che, laddove ricorrente, non comporta difficoltà applicative. Il giudice, in tali casi, potrà far ricorso all’ausilio di consulenti tecnici d’ufficio al fine di determinare le patologie in essere e liquidare, anche in via equitativa, il danno subito a tale titolo.
Come è stato efficacemente fatto notare dai giudici di legittimità – nei casi come quello in esame- possono derivare ulteriori danni, sia di natura patrimoniale che non.
Quanto ai primi, si deve considerare che la nascita di un bambino malformato può comportare, per i genitori, spese e oneri economici superiori rispetto a quelle necessarie per il mantenimento di un minore sano. In applicazione degli articoli 1218, 1223, 1225 e 1227 c.c., dunque, il giudice di merito dovrà valutare, in via equitativa, quale sia il differenziale tra la spesa necessaria, sino alla completa indipendenza economica, per il mantenimento di un figlio “sano” e quella per il mantenimento di un figlio affetto  dal deficit riportato nel caso specifico e condannare il medico alla corresponsione di tale somma. La sentenza n.13/2010, al riguardo, sottolinea che, laddove si determini che correttamente informata sulle malformazioni fetali la madre avrebbe optato per l’interruzione di gravidanza, “…omissis…l’indampimento posto in essere dalla…omissis…ha fatto si che la coppia debba sopportare per intero un costo economico che altrimenti non avrebbe avuto…omissis…”. In altre parole il costo del mantenimento del figlio deve essere interamente posto a carico del medico inadempiente e non solo nei limiti del suddetto differenziale, in quanto la possibilità di optare per l’aborto, negata dall’omessa informazione, avrebbe esonerato da ogni spesa i genitori.
La recente sentenza della Suprema Corte individua, infine, con mirabile chiarezza, il contenuto dell’ulteriore danno subito dai genitori, di natura esistenziale, a fronte della <<nascita indesiderata>>. La coppia, infatti, subisce – a seguito della nascita del figlio malformato – una <<radicale trasformazione delle prospettive di vita>>, le quali possono essere efficacemente sintetizzate nell’espressione utilizzata dai giudici di legittimità come “rovesciamenti forzati dell’agenda”. Ad ogni genitore, insomma, per effetto dell’inadempimento contrattuale del medico, viene imposta <<una vita diversa e peggiore di quella che avrebbe altrimenti condotto>> e ciò deve trovare specifica rilevanza in sede di liquidazione economica del pregiudizio subito. Sembra evidente come, una volta allegato, tale danno possa essere liquidato esclusivamente in via equitativa dal giudice.

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